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LE RECENSIONI
E DANTE SCRISSE DI MAGIA
Ecco una nuova casa editrice che pubblica esclusivamente saggi e romanzi di carattere esoterico. Si chiama Hermatena, dalla fusione dei nomi degli dei Hermes ed Atena, divinità maschile e femminile della parola e dell’intelligenza. S’ispira ad un’accademia culturale che sorse a Bologna alla metà del Cinquecento, con lo scopo di comunicare il cosiddetto “doppio linguaggio”. Era allora molto attiva l’Inquisizione e bisognava aguzzare l’ingegno, scrivere su temi apparentemente consueti ma che sottintendevano complessi messaggi, per sfuggire al suo occhio vigile.
Il primo libro pubblicato da questa particolare editrice s’intitola E DANTE SCRISSE DI MAGIA, di Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli, noti per aver collaborato con l’associazione LA PORTA DELLA LUNA e aver portato a spasso centinaia di cittadini alla scoperta dei misteri magici di Bologna.
Il saggio descrive gli aspetti simbolici e meno conosciuti delle opere di Dante, soffermandosi sulla visione alchemica, cabalistica ed astrologica della Divina Commedia, ed evidenzia i collegamenti esistenti tra il poeta e le correnti iniziatiche dei Templari e dei fedeli d’Amore. Al profano incuriosisce il rapporto con Beatrice, che l’Alighieri afferma di aver visto per la prima volta a nove anni e di essersene innamorato a diciotto. Gli autori smitizzano questo amore, richiamando l’attenzione sul numero nove, simbolo magico legato alla profezia, ed appellandosi al Boccaccio, il quale sosteneva che Dante aveva frequentato la casa di Beatrice fin da bambino e non poteva non averle rivolto la parola prima dei diciotto anni. Più che amore, pur sublimato, Beatrice rappresenta la Scienza Sacra e la Sapienza. Dei Fedeli d’Amore, per cui ogni parola aveva un significato simbolico, fu esponente di spicco Guido Guinizelli e centro riconosciuto la città di Bologna. Dante soggiornò qui più volte e, oltre alla Garisenda citata nell’Inferno, altri luoghi possono essere legati al suo nome, come il complesso gerosolimitano di Santo Stefano, nel cui chiostro è un pozzo che “qualcuno ha voluto leggere come l’immagine ideale dell’ingresso” agli Inferi. Poi, la lapide nei pressi del convento di San Paolo all’Osservanza, che richiama il giudizio del poeta su Bologna “ipocrita e carnale” e, l’eremo di Ronzano, che rammenta la storia dei frati Gaudenti. dal IL RESTO DEL CARLINO (BOLOGNA) del 30 dicembre 2001 Vittoria Calabri
Che la produzione dantesca fosse ricca di elementi da analizzare non è nuovo ai più, ma in questo piccolo saggio vengono presi in esame quelli che secondo gli autori sono i “leitmotives” delle opere del grande autore trecentesco: l’Alchimia, l’Astrologia e la Religione. Niente di nuovo o astruso per gli appassionati della letteratura colta, ma è un testo che consiglio per chi ha conosciuto dante solo a scuola e ne ha un pessimo ricordo; posso garantire che ne rimarrà piacevolmente colpito.
Astri, elementi alchemici e figure divine trovano il giusto equilibrio in modo assolutamente naturale e chiaramente la più felice espressione la si può trovare nell’opera massima “La Divina Commedia”, in cui l’autore dimostra non solo una straordinaria competenza linguistica, ma una genialità senza precedenti.
dal sito http://www.tomshopper.it/blog1.php?hblog=10&blname=Libri&bid=232 Elide Conciatori
MISTERI DI BOLOGNA
Le scritte, nel doppio alfabeto ebraico e latino, che si mescolano ai decori della facciata di Palazzo Bocchi al numero 16 di via Goito, esaltano le virtù della sincerità e della rettitudine. Stavano ad indicare i principi a cui dovevano conformarsi i frequentatori dell’Accademia Hermatena, un’accolita di eruditi in odore di eresia che nella metà del Cinquecento era alloggiata in questa dimora. Hermatena è il nome della collana esoterica che pubblica l’ultima fatica di Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli MISTERI DI BOLOGNA, segreti, magie ed alchimie per le vie della città. Il libro raccoglie gli itinerari in cui gli stessi autori hanno accompagnato, nell’estate passata, gli appassionati di luoghi da decifrare. Si parte dai “misteri delle cattedrali”, da sempre costruite seguendo il filo dell’ermetismo, e si arriva agli aneddoti relativi al magico mondo dei tarocchi. L’attenzione si sposta da una vetrina del Museo di San Petronio, dove è custodito un codice liturgico in cui la figura del patrono è connessa al lavoro dei Liberi Muratori Massoni del Trecento, a Palazzo Feliciti in via Galliera. In questo Palazzo, che secondo la leggenda è il luogo ove Leonardo ha dipinto la Gioconda, un’iscrizione attesta che il padrone di casa, Fibbia Castracani, come inventore del gioco del Tarocchino bolognese.
Fra i capitoli più curiosi è quello dedicato alle erbe magiche. Si scopre che la teriaca, un farmaco inventato da Galeno e contenente dosi elevate di oppio, nel 1783 era ancora iscritta fra i medicamenti e sarebbe ancora oggi reperibile in qualche erboristeria legata alle vecchie tradizioni. Richiama la natura e la simbologia ad essa connessa il Canton dei Fiori all’inizio di via Indipendenza. Sulle volte del portico una decorazione illustra le tre piante che hanno inciso sulla storia di Bologna: la canapa simbolo di morte (con corde siffatte si effettuavano le impiccagioni) e del legamento d’amore, la vite e il grano. Dove oggi c’è questo Palazzo, anticamente abitava la famiglia Scappi che prese il nome da una donna che, gridando “scappa, scappa”, bloccò il tentativo di fuga da parte di re Enzo (figlio di Federico II) dal palazzo di fronte. Risalendo al valore simbolico di altre tre piante, il cedro, l’abete e il tiglio, con cui è stato costruito il Teatro Anatomico all’Archiginnasio, si giunge all’immagine di una sala preservata dalla corruzione e purificata dal contatto con i cadaveri. Restando in zona, ecco spiegato il detto cittadino ”A Bologna, tra la Vita e la Morte, solo pochi passi”. Infatti, l’ospedale di Santa Maria della Vita sorgeva tra le vie Clavature e Pescherie e la Confraternita della Morte era allocata nella sede dell’attuale Museo Civico, a pochi passi. I due istituti confluirono, nel XVIII secolo in un’unica struttura che, dopo l’ultima guerra, è diventata ospedale Maggiore.
dal IL RESTO DEL CARLINO (BOLOGNA) del 24 novembre 2002 Vittoria Calabri
MODENA MAGICA
Il volume MODENA MAGICA nato come approfondimento di una serie di itinerari effettuati “dal vivo” in città, la scorsa estate, prelude ad altri percorsi che Morena Poltronieri sta mettendo a punto per la primavera.
Viaggiare tra le righe, assieme a Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli, porta alla visione di una Modena fascinosa e intrigante. Sembra avere uno sguardo diverso la Buonissima, dopo aver scoperto i suoi miti secolari. Signora della vita, dalla sua posizione angolare, la Buonissima governa la piazza. E’ la greca Afrodite, o la Giunone dei Romani, oppure (spiritualmente arricchita dal cristianesimo) è Matilde di Canossa? Il frutto di melograno che stringe sprizza una sanguigna attualità: è un auspicio alla convivenza multietnica, dove i chicchi non sono altro se non i popoli diversi finalmente riuniti, sotto la stessa “buccia”.
Quadrata alla base (simbolo di stabilità), la Ghirlandina affida l’elemento divino alla sua parte più elevata ottagonale, dove l’8 è legato alla Resurrezione. La cattedrale è una grande madre, che della natura richiama le forme asimmetriche (la metà destra non è uguale a quella sinistra); è un inno e un auspicio al cielo lanciato dalle pietre su cui campeggiano i dodici mesi e i segni zodiacali. Vicolo Squallore ci rituffa nell’ottocentesco ghetto degli ebrei: è un percorso fisico e di fede verso il tempio di piazza Mazzini, custode discreto dei riti di divinazione. Lo sguardo non può volare in fine all’architettura esoterica di Palazzo Ducale. 12 statue ai balconi della piazza, unendo divinità pagane e segni zodiacali, immortalano un lento declino dell’antica astrologia.
dal IL RESTO DEL CARLINO (MODENA) del 24 novembre 2002 Grazia Franchini
MISTERI DI PRAGA
...ho letto la guida magica di Praga e ne sono rimasta davvero incantata. Io a Praga ci sono già stata ma mi accorgo solo ora, dopo la lettura del libro, di aver visitato una cartolina dal vivo.
Con la Poltronieri mi viene voglia di ritornarci per esplorare i meandri di una città davvero misteriosa tanto da formare uno strano triangolo magico con Torino e Lione.
Ci tornerò con mio marito, giudice e romanziere, il quale ha in animo di scrivere la storia di Rodolfo II, il re pazzo che amò circondarsi di artisti, scienziati, ma soprattutto alchimisti e maghi. Non fu un caso che al suo tempo sorse la leggenda del Golem, il gigante ricavato dall'argilla rossa ad opera del rabbino capo della città di Praga Judah Löw ben Bezebel, che lo costruì intorno al 1580 per difendere gli ebrei di Praga dalle persecuzioni del tempo.
Di questo e di altre vicende esoteriche tratta il libro della Harmatena con il simbolismo del Palazzo Wallenstein, le cattedrali misteriose, la via degli alchimisti, la vicenda inquietante del Ponte Carlo.
La Poltronieri tratta di questi argomenti spinta da una ineguagliabile leggerezza del viaggiare che scatena prima il sogno nella mente del lettore, invogliandolo poi a trasferirsi col copro nei posti indicati per rivivere pietra su pietra, vicolo su vicolo, la magia di un percorso che è nella città ma poi nell'anima dell'uomo stesso.
Sì tornerò a Praga, facendo i guidare per mano dalla parola e dalla musica esoterica di questo prezioso libretto. ( a cura di Astrid Agius) dal sito http://guide.supereva.com/creativita/interventi
LA MAGIA DI SALVADOR DALI'
E' uscito il libro: La magia di Salvador Dalì, tracce esoteriche nella vita di un genio
Autrice: Morena Poltronieri Collana: Quaderni d'Arte
Il libro ha ottenuto ottime recensioni dalla critica, che l'ha valutato il miglior libro legato a Dalì uscito in questo anno di commemorazioni del suo centenario di nascita.
La magia di Salvador Dalì è presente a Palazzo Grassi per la mostra sul celebre artista catalano appena inaugurata. dal sito http://www.webartisti.it
Eccomi a parlare di un originale libro, uscito lo scorso anno, in occasione del centenario della nascita di Salvador Dalì. Ho avuto modo di visionare molte biografie che normalmente mettono alla luce il genio dell'artista catalano, pur all'interno di molte contraddizioni, per via della stravaganza che ha sempre contraddistinto la sua vita.
La magia di Salvador Dalì è sicuramente qualcosa di differente dal solito panorama che la critica daliniana ci offre, in quanto mette in risalto gli aspetti ermetici e simbolici che hanno caratterizzato le opere dell'artista visionario per eccellenza, ma acuto, puntuale e profondo nella sua ricerca.
Anche nel Surrealismo, corrente alla quale egli aderì ancora giovanissimo, troviamo tracce "esoteriche", basti ricordare le parole dello stesso fondatore André Breton, quando affermò:
"Tutto lo sforzo tecnico del Surrealismo, dalle origini fino a oggi, è consistito nel moltiplicare le vie di penetrazione negli strati più profondi del mentale. Dico che bisogna essere veggenti, farsi veggenti ..."
Ricordiamo che il Manifesto del Surrealismo nacque nel 1924, con l'intento di creare una nuova società, che tenesse conto delle opere e delle scoperte di Freud, Einstein e degli altri promotori dell'epoca moderna. Il suo concetto essenziale esaltava il simbolo trascendente che si evinceva dal sogno, dalla meraviglia, dalla pura follia, in contrapposizione al ragionamento positivista imperante all'epoca. In questo contesto, Salvador Dalì volle tradurre nella sua opera una sorta di paranoia critica, al fine di dare forma e contenuto alle visioni oniriche. L'intero programma surrealista faceva appello al concetto Conosci te stesso. Forse per questo, nell'anima surrealista vi era una profonda e palesata determinazione, quella di trasformare la vita e con essa l'intero mondo, come un grandioso procedimen¬to legato all'Arte Regia.
Da qui la passione surreale per ogni fenomeno che portasse a scoprire l'inconscio, ovvero l'Io più profondo e nascosto, una sorta di pietra filosofale.
Questo percorso condusse, sia in questa corrente artistica, sia nella vita del grande Dalì, ad una importante considerazione che vide la donna e l'amore come parti integranti di un percorso iniziatico. Infatti, conoscere se stessi, equivaleva ad accettare l'assimilazione della parte femminile esterna, realizzando ciò che in alchimia viene definita androginia, ovvero fusione degli opposti.
La visione surrealista divenne parte integrante del pensiero cabalistico e alchemico, dove l'uomo e la donna si fondono tra loro per creare la perfetta androginia, la Coincidentia oppositorum, su cui Benjamin Péret, altro fautore di questa corrente, fece una sintesi creativa:
"Un essere doppio, perfetto, singolo, che forma un'unità di felicità umana."
Secondo André Breton, il creatore del Surrealismo, occorreva considerare che la donna era colei che donava l'inizio ad ogni cosa e portava la salvezza, ovvero la Luce. Egli sosteneva che la donna amata era "la pietra angolare del mondo materiale" e condivideva con la divinità la virtù della "giovinezza eterna" in quanto "il tempo non ha presa su di lei".
L'amore-illuminazione è un tema presente negli scritti cabalisti, così come quelli alchemici e richiama alla mente la corrente iniziatico-esoterica dei Fedeli d'Amore, dove la donna in realtà non era altro che Sophia, in altre parole la Scienza Sacra,
legata all'illuminazione e al raggiungimento degli ideali superiori e sottili della conoscenza, proprio come nel Surrealismo. Nello stesso tempo, anche per Salvator Dalì la donna, ovvero Gala, fu colei che gli permise di realizzare questa fusione, una sorta di Rebis alchemico.
L'artista disegnò anche un mazzo di tarocchi che divenne celebre.
Ogni lamina, pur essendo un'opera d'arte, mantiene intatto l'antico simbolismo ermetico dei tarocchi.
Gli Arcani Maggiori mostrano, come Dalì stesso ebbe a dire più volte, l'influenza esercitata da quello che fu il suo maestro spirituale, ovvero il ricercatore esoterico e occultista Eliphas Levi. Infatti, queste opere riportano le attribuzioni di lettere ebraiche di quest'ultimo, insieme alle corrispondenze astrologiche.
Gli Arcani Minori dei tarocchi di Dalì riportano, invece, il simbolismo di Waite-Smith, il celebre esoterista londinese, importante esponente della Massoneria inglese.
Dalì riprese le simbologie legate alla cabala e all'alchimia, base della ricerca di Levi, anche in alcune sue performance. Come non ricordare, una conferenza, definita planetaria, realizzata il 10 giugno 1954, nel Palazzo di Villa Pallavicini a Roma. Dalì usciva da un cubo metafisico, tenendo un discorso in latino. Sul cubo erano presenti le magiche iscrizioni di
Raimondo Lullo (1235-1314/5), alchimista per eccellenza.
La ricerca di Raimondo Lullo prevedeva l'uso e la combinazione di simboli alfabetici inseriti nell'arte mnemonica, utilizzata nel Medioevo, e soggetta a una profonda condanna, per via dei numerosi collegamenti analogici e magici a cui poteva dar luogo.
Dalì ebbe, tra l'altro, amicizie molto particolari, come per esempio Isabelle Collin Dufresne che fu la sua musa ispiratrice per lungo tempo. A quindici anni fu sottoposta ad un esorcismo, mentre a sedici fu internata in una carcere minorile.
Nel 1973 venne dichiarata clinicamente morta, ma tornò alla vita per dedicarsi all'interpretazione della Bibbia. Infine si dedicò agli spazi siderali e riscrisse una coraggiosa, quanto improbabile teoria estetica, mescolando esoterismo, semiotica, cabala, NASA e UFO.
Nel libro di Morena Poltronieri appare anche una particolare biografia dell'artista, scandita al ritmo del suo oroscopo che, passo dopo passo, descrive i fatti salienti avvenuti durante la sua vita, in connessione alle influenze celesti.
Inoltre, gran parte del volume racconta le simbologie nascoste di alcune delle sue opere più conosciute. Molti emblemi esoterici sono presenti nelle opere di Salvador Dalì, da Leda atomica, all' Ultima cena, passando attra¬verso al Grande masturbatore e al Tavolo solare senza dimentica-
re il COIpUS hypercu.bus, sintesi suprema di simboli. Dal pavimento a forma di scacchiera, alla figura di Gala-Vergine, fino a giungere all'ermetismo dei numeri legati ai cubi che compongono l'opera. Per concludere non tralascerei la visione dell'autrice che, forse arditamente, ha messo in relazione le tappe artistiche di Salvador Dalì con le lamine dei Tarocchi. D'altronde, come sappiamo, in questi regna una profonda saggezza e soprattutto, come in ogni percorso esoterico, permette che la fine si confonda con l'inizio, in un perenne movimento circolare. Ciò rammenta l'antico adagio di Ermete Trismegisto, il mitico fondatore di ogni arte magica: Così in alto come in basso si realizza la meraviglia di un'unica opera!
Jacob Kunstmann tratto da Vie della Tradizione Gennaio-Marzo 2006
MEDIOEVO A LUCI ROSSE
...risulta particolarmente piacevole scovare certi libri di difficile reperibilità, come il recente Medioevo a luci rosse di Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli. Si tratta infatti di un saggio che contribuisce a sfatare uno dei tanti pregiudizi correnti sul medioevo, inteso comunemente quale epoca di mortificazione dei sensi sotto lo sguardo spietato di una Chiesa invadente e impicciona.
Che il cristianesimo abbia sempre guardato con disfavore, pur se in misura diversa nel corso dei secoli, la sessualità e tutto ciò che vi si accompagna è fuor di dubbio. Ma proprio nell'epoca medievale, che solitamente si ritiene essere stata la più retriva e oscura delle età, fiorirono e si svilupparono una serie di concezioni a sfondo mistico sull'unione sessuale, che spesso riprendevano antichissime mitologie precristiane.
Già nel famosissimo mito platonico narrato nel Simposio Socrate alludeva ad androgini dal corpo per metà maschile e per metà femminile, che vennero recisi dando così origine alla differenziazione sessuale. Da allora i due opposti si ricercano, onde ricostituire la perfetta unità dell'Età dell'Oro. "Questa unione", secondo i due studiosi, "rappresentò il perfezionamento di un cammino di evoluzione dove la parte attiva maschile si univa a quella femminile passiva, favorendo l'integrazione della personalità, in grado di generare un uomo nuovo, che poteva risalire la scala invisibile che collega il cielo con la terra". Si intende, quindi, come in epoca medievale fosse presente una concezione metafisica del sesso, quale mezzo di "santità" e "beatificazione" capace di una trasfigurazione di tipo spirituale.
I due autori investigano con particolare attenzione proprio questo tema, soffermandosi su numerose immagini "tipologiche" della donna (nelle varie vesti di moglie, amante, madre, prostituta, strega), sulle pratiche e i significati simbolici e sui rapporti tra mito, leggenda e storia. Il risultato è un testo dalla lettura accattivante, che ci offre uno sguardo sul grande mistero dell'unione sessuale da dietro il velame di innumerevoli menzogne e falsificazioni.
Alberto Lombardo dal sito http://www.centrostudilaruna.it, tratto da La Padania del 19 ottobre 2004.
MISTERI DI TORINO
Una guida appassionante che attraversa la storia e i luoghi di Torino. Tra magia bianca, eresie e Templari, un’indagine attenta alle fonti storiche e ai numerosi fenomeni inspiegabili che compongono l’ipnotico mosaico del magico capoluogo piemontese.
dal sito di Voyager - Raidue http://www.raidue.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,121%5E3035,00.html
SIENA E SAN GALGANO PERCORSI MAGICI
Solo apparentemente, con questo libro, Morena Poltronieri abbandona il sodalizio letterario con Ernesto Fazioli che dura ormai da svariati anni. Il libro infatti consta di due parti distinte e separate. Da una parte, la guida particolareggiata e come sempre curiosa ed interessantissima di una città che non ha bisogno di presentazioni; dall'altra, Sergio Costanzo e Nicola Menicacci, in due differenti sezioni, offrono una nuova prospettiva dell'enigma di San Galgano.
Con la scioltezza del linguaggio e la precisione delle descrizioni che costituisce il suo marchio di fabbrica, la Poltronieri si lancia in una capillare ed interessante descrizione delle origini della città, del suo rapporto con le acque nonché delle sue usanze e figure prominenti. Scopriamo così la classica struttura a "Y" della città, la sua antica divisione in tre zone, le sue diverse fasi di sviluppo, la nascita del Palio e la storia di Santa Caterina. Per chi conosce già la città (e chi no?) questa guida dall'agile formato rappresenta una piacevole ed interessante alternativa alle classiche pubblicazioni che offrono notizie particolareggiate ma rintracciabili un po' ovunque: un viaggio tra i simbolismi medievali, tra le filosofie che avrebbero dato origine al Rinascimento ed al pensiero neoplatonico e molto altro.
Sergio Costanzo e Nicola Menicacci uniscono le loro forze per mettere su carta una passione che li accomuna da anni: il complesso monastico di San Galgano e Montesiepi.
Occupandosi di due diverse chiavi di lettura, Sergio rilegge i codici architettonici dei due edifici sacri, i rapporti con la natura (specialmente le vie d'acqua) e le regole monastiche e soprattutto quelli tra i numeri e la forma del globo terrestre, straordinariamente presente nella conoscenza di quel periodo e sviluppato con abilità e coerenza straordinarie.
Dal canto suo, Nicola si concentra sulla dimensione universale e archetipica della figura del santo, sottolineando i molti elementi che lo legano alla tipica figura di beato e a storie e leggende comuni in quel periodo e in quelle zone, storie che hanno addirittura influenzato Dante ed il suo poema più famoso.
In un solo volume, uno sguardo inusuale e affascinante a due dei luoghi più famosi e belli d'Italia.
dal sito http://www.italialibri.org
BOB DYLAN L'ULTIMO CAVALIERE
Per chi fino ad adesso aveva un’idea ben chiara e precisa di Bob Dylan, uno dei cantautori americani più popolari dagli anni ‘60 in avanti, che da sempre si è dedicato con le sue ballate alla battaglia per la difesa dei diritti civili, è venuto il momento di scardinarle e di metterle nel cassetto. O almeno di metterle in discussione. Questo nuovo “Bob Dylan l'ultimo cavaliere”, 238 pagine, edito dalle Edizioni Hermatena, 19 euro, scritto dal fiorentino Nicola Menicacci, scrittore, avvocato e musicista, ribalta ogni idea puramente musicale e ne ritrae un profilo prettamente simbolico. Una vera e propria tesi che tende, attraverso i testi delle canzoni dell'autore ebreo, ad evidenziare la parte “massonica”, l'aggregazione ad una setta più o meno religiosa, le influenze esoteriche, arcaiche ed occulte. Quasi un mistero da scovare tra le pagine, un percorso a ritroso nella vita nelle parole delle canzoni, sviscerate tra le righe, che fanno dell'autore di “Hurricane” un vero e proprio insospettabile megafono per portare il verbo e tramandare segni e simboli che ci portano a Leonardo da Vinci, dalla rosa alla Maddalena, dalla stirpe di Gesù al Sacro Graal, fino alla setta segreta del Priorato di Sion. Molti potrebbero aggiungere che sono soltanto fantasie e speculazioni. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo di essere di fronte ad un nuovo caso alla moda stile Dan Brown ed il suo Codice. Un investigatore attento particolari, alle virgole, ai non detto, un’appassionante ricerca, un affascinante viaggio alla scoperta del lato più ombroso e oscuro del cantautore americano. Come la Bibbia ha influenzato le poesie in musica di Bob Dylan? Ogni pagina sorprende rilevando particolari inediti, inaspettati, a volte inquietanti.
"Dylan era a conoscenza dei messaggi cifrati che si nascondevano dietro numerose opere di Leonardo da Vinci, Botticelli - afferma l'autore - e nel corso di oltre quarant'anni di attività creativa, Dylan ha disseminato indizi che rivelano una conoscenza di tipo esoterico, un sapere iniziatico: “Blood on the Tracks” è la storia della Maddalena, “Street Legal” di san Giovanni Battista e Salomè, e potrei continuare”.
Tommaso Chimenti dal Il Corriere di Firenze, 6 Novembre 2005
Molti in passato hanno parlato dell'influenza della Bibbia nelle liriche di Bob Dylan ma mai nessuno era riuscito a dimostrare come le sue parole nascondessero una specie di codice che opportunamente decifrato rivela la storia che Dan Brown avrebbe raccontato nel Codice da Vinci trent'anni dopo. Lo ha fatto Nicola Menicacci, con il suo ultimo libro Bob Dylan l'ultimo cavaliere, che ci svela un lato inedito e sorprendente dell'opera del cantautore americano.
Comunicazione apparsa su Altracittà del 27 Ottobre 2005
Bob Dylan's work can be imagined as a hall of mirrors. Time and again
the poet invites us into 'a room full of covered-up mirrors', and
challenges us to take off the covers, gaze into the smiling mirror that
is each song, and discover within it arcana, mysteries to be plumbed.
Does Bob Dylan see his own songs as clearly as the listener who looks
inside their mirror and has had their author on his mind? Such is the
point of view favoured by a certain group among Dylan's more loyal
admirers, those who believe the songs are there to be endlessly
interpreted - that they belong less to Dylan himself than to the
listeners for whom they have become an indissociable part of their
lives. Nicola Menicacci's remarkable new study certainly comes from a
Dylan fan of this stamp, and is a book addressed to the members of that
special group of companions in interpretation.
Nicola Menicacci is already known in Dylan circles for his often daring
and always absorbing readings of Dylan songs that have been published
over the years on the Bob Dylan Critical Corner site. This volume (so
far available only in Italian, though the author promises an English
version), takes a particular period in Dylan's songwriting - 1974-1989,
from the Blood on the Tracks to the Oh Mercy songs - and reads the
lyrics of those years in the light of a philosophical postulate. The
postulate is that during that period - and essentially only that
period, with a handful of exceptions before and after - Dylan's
songwriting is consistently coded in two layers of meaning - one on the
surface, immediately accessible; the other, hidden and symbolic. As the
author puts it in his introduction, this group of Dylan songs would
then have the status of 'messaggi cifrati' ('messages in cypher' - 9).
Nicola Menicacci argues that the symbolism which he deciphers (or
de-cyphers) in these songs should be related to an esoteric
belief-system to which, he contends, Bob Dylan secretly subscribed over
those years. This system could approximately be described as pertaining
to the alternative or counter-historical spiritual tradition, running
against the grain of established Christianity of whatever stamp, that
has manifested itself over the centuries in such movements or currents
as Gnosticism, the Cathars, the Templars, the Grail cult, the
Rosicrucians and Freemasonry, and in such sacred places as Jerusalem,
Glastonbury in England and Rennes-le-Château in France.
Certainly, there is no lack of songs from the period concerned whose
texts can well lend themselves to such a reading: among those that
spring to mind are 'Shelter from the Storm', 'Isis', 'Golden Loom',
'Changing of the Guards', 'Angelina', 'Caribbean Wind', 'Ring Them
Bells' and 'Dignity' (all of which, indeed, are discussed in this
book). Where Nicola Menicacci's thesis gets really challenging is in
his discussion of the Christian period: in the albums of those years,
he maintains, the songs' evangelical surface is in fact a manifest
content masking a latent content deriving from an underlying esoteric
world-view that is in no sense orthodoxly Christian. If we are to see
Dylan as 'the last chevalier', some kind of latter-day Templar, then
the songs discussed become a cascading series of dreams - dreams
replete with symbols that call out for interpretation. At this point,
as Alberto Cesare Ambesi suggests in his preface, we might see Nicola
Menicacci's argument broadening out from Dylan's work into wider areas
of cultural symbolism - illuminating, in Ambesi's words, 'il vasto
horizzonte della simbolistica' ('the broad horizon of the study of the
symbolic' - 8). The book does, nonetheless, remain very much a study of
Bob Dylan, theoretically and conceptually audacious yet grounded at all
moments in the detailed analysis of the song texts proper: it is, to
quote the author himself, 'un'analisi di Dylan adottando tale cammino'
('an analysis of Dylan that follows such a path' - 9).
In illustration of his thesis, the author deploys a very considerable
number of symbols and concepts betokening his wide reading in his
chosen field. Thus, if we look at the discussion of Blood on the Tracks
that constitutes the book's first major analysis, we find 'Tangled Up
In Blue' explicated in relation to Mary Magdalene ('she bent down to
tie the laces of my shoe': 'Questa posizione ricorda da molto vicino la
Maddalena che lava i piedi di Gesù' ('this position closely recalls
the Magdalene washing Jesus' feet' - 22); beyond this, the whole album
is placed in a broader context of esoteric symbolism taking in the
Templars, the Grail, Joseph of Arimathea and more. 'Lily, Rosemary and
the Jack of Hearts' is read through the prism of the Tarot and the Song
of Songs; 'Shelter From the Storm' is illuminated via Masonic
symbology. The stage is set, and effectively the same method - textual
interpretation plus background exposition - is pursued across the
volume. We are, then, dealing with a series of close readings of Dylan
song texts, shored up consistently by a specific interpretive and
contextual methodology. In this sense one might wish to file Nicola
Menicacci's book on the same shelf as the studies of Michael Gray,
Stephen Scobie and Aidan Day - with, nonetheless, the important
difference that here the methodology, unlike the approaches employed by
those critics, is neither literary-critical nor based in musical
history, but, rather, relates Dylan's work to a set of broader
historical and cultural traditions. For further enrichment, analogies
with the world of fine art appear throughout: Dylan's verbal symbolism
is likened to the visual symbolism to be found 'inside the museums'
through contemplation of the canvases of such masters as Leonardo da
Vinci, Sandro Botticelli or Nicolas Poussin (here we may note in
corroboration that Chronicles Volume One, whose pages could not be
fully taken into account in this study, has amply confirmed Dylan's
interest in the painterly heritage). Such is the method employed that
it may be no exaggeration to suggest that this volume breaks new ground
in Dylan studies.
Estratto della recensione di Chris Rollason apparsa su rec.music.dylan il 27 Settembre 2005
Articolo apparso il 2 gennaio 2006 su Il Giornale.
I MISTERI DI SANTIAGO DI COMPOSTELLA
L'autore è impegnato da anni a trasfondere le sue ricerche sui misteri dell'antichità in una visione trascendente ed originale, spesso legata alle opere artistiche ed architettoniche delle città antiche.
Dopo Bologna, Modena, Ferrara, Torino e Parigi - solo per citarne alcune - in questo testo l'obiettivo è il terzo polo della cristianità, ovvero Santiago di Compostella ed il suo mitico cammino, analizzato attraverso la magica lente del simbolismo ermetico che accompagna questo luogo.
Le prime pagine del libro sviluppano con precisione il concetto di pellegrinaggio, sin dai suoi più antichi significati, dilatandolo fino a quel mondo trascendente, di cui si ammantò l'alchimia, sovrana dei misteri medievali.
Santiago e il mito alchemico ... se l'argomento non è nuovo, originale è invece la struttura dello scritto, che non è solo una guida turistica per curiosi alla ricerca di emozioni, né propriamente un saggio, ma un insieme di tutte e due, in un'esposizione approfondita, nella quale traspa¬re la passione contagiosa del¬l'autore per questa città e la sua spiritualità.
La storia della cittadina galiziana presenta un taglio inedito, che spazia dalla storia ufficiale al substrato enigmatico, che l'ha sempre accompagnata.
L'intento è chiaro: prendere per mano il lettore e accompagnarlo in un virtuale pellegrinaggio, il cui senso sta nella riflessione e nella contemplazione di monu¬menti, che divengono via via il simbolo di una trasformazione interiore.
Va apprezzata la capacità di mostrare aspetti nascosti di immagini conosciute, che tra¬smutano - è proprio il caso di dirlo! - sotto i nostri occhi anche i semplici oggetti del pellegrino
- borsa in pelle, bordone, conchiglia e zucca - che diventano immagini care a quell'immaginario mondo alchemico, che fece di questo sito una leggenda e "in questa prospettiva il pellegrinaggio a Santiago di Compostella diventò spesso soltanto un evento immaginario e già nel XIV secolo l'identificazione tra pellegrinaggio a Compostella e alchimia era un fatto compiuto, alimentata da alcuni elementi di similitudine contenuti nel loro simbolismo" .
E questo sottile filo rosso prende il lettore sin dalle prime pagine, dove nella venerazione di un eretico giustiziato - Priscilliano - forse si cela un grande mistero di Santiago.
Ma i misteri sono disseminati un po' ovunque, da Roncisvalle fino alla meta, in una moltitudine di immagini che si sussegue: dalla storia di san Giacomo - che ha ispirato il luogo su cui sorse il lugar santo - fino alla grande cattedrale della Galizia, dove ogni numero - che essa cela nel suo impianto - diventa un essere vibrante in grado di trasmettere una sensazione di completezza. Questa numerologia sacra traspare in modo chiaro - per chi sa leggere oltre ... - nella facciata, in un intreccio di allegorie, spesso prese a prestito dalla mistica cabala ebraica, in cui s'intravede la struttura occulta della cattedrale. E' l'oscuro linguaggio dei costruttori medievali che parla attraverso queste antiche pietre, che prendono vita e forma nelle parole raccontate.
Non mancano riferimenti alle circostanze che hanno sottolineato questi aspetti. Nel testo, si legge del periodo storico legato all'Inquisizione, delle sue vittime, streghe comprese, che sembrano avere lasciato - secondo l'autore - una traccia evidente nei dintorni della cittadina. Di quest'epoca, la solida impronta dell'Hostal de los Reyes Catòlicos che troneggia al centro della piazza, su cui sorge la chiesa d'oro, Obradoiro.
I Templari e l'Ordine di Santiago non mancano di evidenziare alcuni aspetti allegorici del pellegrinaggio, come pure la dettagliata descrizione di una chiesa meno conosciuta ai più, ovvero Santa Maria La Real de la Sar, che nei miei ricordi di pellegrino passato ha lasciato un'inquietante ombra, con le sue colonne interne inclinate pericolosamente.
La stella che ha guidato l'autore in questa città è particolarmente creativa e si condensa in un'insolita dedica del testo ad una grande interprete del firmamento canoro italiano, Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo. Questo parallelo arduo mi ha incuriosito e lascia trapelare un omaggio all'Arte spesso misteriosa, quanto difficoltosa da comprendere, ma pur sempre Regia.
A questo punto un invito alla lettura di questo libro, che come un magico labirinto descrive la rete magica che circonda Santiago.
Bruno Capello tratto da Vie della Tradizione Gennaio-Marzo 2006
PARIGI MAGICA
Articolo apparso su Astra - Maggio 2006 di Gabriele La Porta
ALBA NERA
Articolo apparso su Le Buone Notizie - Marzo 2006
CI PENSO E... MI RICORDO DI VIVERE
Il libro di Daniela Bonati non ha bisogno di interpretazioni, non nasconde significati reconditi…
E’ un libro leggero, non frivolo o poco profondo badate bene, ma lieve come una brezza fresca che entra nella stanza dei nostri pensieri.
Le sue parole hanno accarezzato la mia anima…Discretamente, senza la volontà di lasciare su di essa una traccia, che pure è rimasta indelebile, perché quei ricordi dono diventati intimamente i miei.
Pagine strutturate secondo i principi di una retorica dinamica, vivida spesso interrotta da brevi frasi provocatorie e da poesie che alterano la continuità delle parole costringendoci a riflettere su quanto letto. Mi è piaciuto perché ha saputo raccontare della vita e della morte con naturalezza, come eventi inesorabili, che non possiamo controllare, ma ai quali possiamo in ogni modo partecipare.
Volendo concludere questo breve commento, mi sono cimentato a legare i titoli dei capitoli di questo libro, dandomi come regola quella di non alterare l’ordine…
Il risultato devo dire che prima mi ha divertito, poi commosso:
Piccoli …e grandi ricordi:
19 agosto 1995
mia madre
un bambino mai nato
Vivere con tutti i sensi la vita che mi piace.
Essere o non essere supportati da una fede, confortati da una preghiera.
Ricordi che riaffiorano su appunti di viaggio presi nei deserti che a volte ci circondano…
Appunti impetuosi ed un po’ disordinati come l’Harmatattan, vento di cambiamenti.
Appunti presi nel mondo intorno a noi o in luoghi che pur cosi lontani ci appartengono: India 1998.
Il tempo della vita che scorre inesorabile, e ci sorprende continuamente, mettendoci vicino persone uniche, trasformandoci cosi da singles a coppie.
Io vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo…
E’ una prospettiva difficile da mettere in pratica, ma ognuno si può impegnare per realizzarla.
Recensione del Dott. Francesco Faraone
Altri articoli relativi al libro
GIALLO BOLOGNESE
Articolo apparso su Il Corriere di Bologna - 29 Agosto 2007
BOB DYLAN L'ULTIMO CAVALIERE
“Bob Dylan – L’ultimo cavaliere di Nicola Menicacci” (Hermatena 2006) si presenta apparentemente come un normalissimo saggio su uno dei personaggi più emblematici della musica leggera contemporanea.
Tuttavia il libro non è un’opera di consumo ad uso dei fan del grande cantautore americano, rappresenta qualcosa di sostanzialmente diverso per le tesi sorprendenti e spaesanti che avanza. Innanzitutto con la convinzione che i “pezzi” pop di Dylan non siano solo canzonette, ma le tessere di un grandioso mosaico esoterico, o, per essere più precisi, gli elementi criptati di un misterioso codice. Codice che, parafrasando il titolo di un noto best-seller, potremmo battezzare Codice Zimmermann – vero cognome anagrafico dell’autore di Like a rolling stone e altri assoluti capolavori musicali.
Il “Codice Zimmermann” racchiude molti misteri che Menicacci riesce a riportare alla luce, ricorrendo ad una straordinaria capacità di indagare i complessi motivi-guida del Mondo della Tradizione ripresi nei testi delle canzoni dylaniane.
Il repertorio simbolico utilizzato da Bob Dylan è rivelato al lettore grazie alla sapiente individuazione delle sue fonti, dai Tarocchi alla Bibbia, dalla mitologia massonico-templare a grandi opere della letteratura universale, come Il Paradiso Perduto di John Milton o la Divina Commedia dantesca.
Il metodo ermeneutico originalmente messo a punto da Nicola Menicacci smaschera gli archetipi eterni occultati nei testi di canzoni ambientate in scenari moderni o addirittura postmoderni, come ad es. Street Legal o la profetica Changing of the Guard (lett. “cambio della guardia”), che sviluppa tematiche di carattere apocalittico e metafisico. L’analisi di Menicacci rivela antichi complessi mitico-rituali e archetipici direttamente riconducibili alla spiritualità iniziatica ed alle sue prospettive sapienziali.
Particolarmente interessante è la parte del libro dedicata a ricostruire il periodo della momentanea conversione di Bob Dylan, che era di origine ebraica, al Cristianesimo. Negli anni di accostamento al messaggio di Gesù Cristo (1979/1981) Dylan sviluppò una sua personale riformulazione del Cristianesimo esoterico.
Menicacci chiarisce l’autonomia del cantautore statunitense rispetto all’ortodossia cattolica o protestante, in quanto i riferimenti testuali rinviano chiaramente e coerentemente ai luoghi della spiritualità gnostico-cristiana collegata all’Ordine dei Templari, da Rennes-Le-Chateau al Midi francese, dalla Bretagna all’Inghilterra, etc… Nella stravagante visione esoterica di Dylan confluiscono poi molti elementi ebraici, relativi alla sua cultura di appartenenza, e pagani, soprattutto nel senso di quel peculiare paganesimo misterico rappresentato dalla religione egizia, presente esplicitamente nella canzone Isis e altrove.
Un altro significativo aspetto sottolineato da Menicacci è l’uso di oggetti o mezzi della modernità in chiave simbolica. E’ questo il caso DI Slow Train, dove il treno lento è metafora attualissima di un viaggio iniziatico ai confini dell’Ignoto, avente come fine l’oltrepassamento dei limiti connessi alla nostra natura “umana, troppo umana”, verso un’autentica presa di coscienza spirituale…
Recensione di Domenico Turco - Mondo 3 e blog Rosso e Nero
IL SIGILLO
IL SIGILLO Simboli Magia Arte tra Bologna, Ferrara e Modena (Aa. Vv., Hermatena)
Questa raccolta di saggi realizzata dal Centro Ricerche La Porta della Luna offre un ampio ventaglio di variazioni sul tema piuttosto insolito del sigillo. Il termine in questione era in origine una semplice abbreviazione di signum; etimologicamente sigillum indica appunto un segno, un marchio, un’impronta, accezione latina equivalente in tutto e per tutto alla sfraghìs greca. Sigillo è quindi “sia la matrice che riporta lo stampiglio da applicare, sia l’impronta che ne deriva mettendo in contatto l’esemplare ad una sostanza in grado di riprodurne il positivo.
La funzione del sigillo consiste nel segnare la proprietà di una persona o di una cosa, è la metafora viva spesso declinata artisticamente di una più profonda realtà. Anche la magia come pratica di un potere occulto ha utilizzato frequentemente il sigillo, con l’intenzione “di nascondere in un’immagine l’emblema della potenza, del mistero e della verità immortale”.
I vari co-autori del libro mostrano chiaramente l’importanza del sigillo, questo picco segno che ha rappresentato un mito assoluto della cultura d’Occidente. Svelato all’opera in diversi contesti d’arte e di esoterismo tra Bologna, Ferrara e Modena, il sigillo si scopre come grande chiave d’interrogazione ermeneutica capace di dischiudere i segreti codici di una conoscenza perduta e rimossa, dimenticata e ormai ignota ai più. L’opera descrive un affascinante percorso attraverso la storia del pensiero e delle idee, e sottolinea la rilevanza del sigillo nell’ambito della Tradizione ermetica. Che è quella Tradizione nata sul solco di un incontro straordinario tra sapienza egizia e cultura greca, di cui è figura centrale Ermete Trismegisto, non a caso dio delle lettere, dei numeri e dei simboli impressi nel sigillo per farne il veicolo di un misterioso linguaggio basato sulla magia quale tecnica di intervento attivo dell’io sulla realtà.
INDICE DELL’OPERA:
Archetipi, Simbologia ed Esoterismo del Sigillo: Il simbolo del Sigillo; Il Sigillo nell’architettura; La cabala, un alfabeto di Sigilli; Il Sigillo della Grande Opera Alchemica; Sigilli templari; Il Sigillo nella Massoneria; Il Sigillo e l’iconografia dei tarocchi; Astrologia: il Sigillo del cielo; Il Sigillo, le erbe e le streghe; Il Sigillo a Bologna; Il Sigillo a Ferrara; Il Sigillo a Modena; a cura di Morena Poltronieri - Ernesto Fazioli; La firma: il Sigillo della personalità a cura di Graziella Pagani; Biotecnologia: alchimia moderna sul Sigillo della vita a cura di Marco Quarta; Il Sigillo nella musica a cura di Giuliano Caione; Sigilli di Parole, la poetica del Sigillo: Sigillo di Lucia Boni; Sigillo ed elettricità di Daniel Obereker; Il Sigillo di Guido Moser; Il Sigillo della ‘Dama di Giano’ di Morena Poltronieri – Ernesto Fazioli; Il Sigillo di Elisabetta Pozzetti; Il Sigillo di Alessandro Riccioni; Il Sigillo, impressioni artistiche: IO e L’IO di Martino Barbieri; Sigillo di Tiziana Bertacci; AL PRIMO SEGNO – L’elogio della mano di Nedda Bonini; Il piccolo timbro rosso di Paola Bonora; Il Sigillo di Salomone di Daniela Carletti; La chiave del Sigillo di Jari Casagrande; ANIMALE di Jean-Marc Dimanche; Mouth X di Ornella Lamberti; Fumetto e Sigilli di Giuseppe Mello; I mostri di Negretto II; Il Sigillo di pietra di Ute Ogelferr; SIG-(in)ILLO-TEMPORE (o-diablo) di Jakob Kunstmann; Il Sigillo della corrosione di Biagio Pancino; Sangraal di Claire Santi; Sigillo di Claudio Scaranari; Il poeta gira le spalle alla luna con gli occhiali moderni pensieri di Marco Tessaro; Sigillo:Vita-Morte e… viceversa di Laura Verzellesi; Croz di Paolo Volta; Biografie.
Recensione di Domenico Turco - Mondo 3 e blog Rosso e Nero
SCIENZE ARTI ALCHIMIA
Articolo apparso su La Scala degli Archivi - Gennaio 2008
Articolo apparso su Astra - Febbraio 2008
Articolo apparso su Accademia - Marzo 2008
CI PENSO ... E MI RICORDO DI VIVERE
Articolo apparso su Positano News - Febbraio 2008
GIALLO BOLOGNESE - ADOLESCENZA RUBATA
IL PREMIO PAVESE 2008 A FILIPPO FINARDI!
MISTERI DI TORINO
Suddiviso in quattro parti, il libro in questione ci fa conoscere in maniera più approfondita la città magica per eccellenza, gli eventi che l’hanno vista protagonista, i personaggi che vi hanno soggiornato ed i suoi luoghi più caratteristici, in una rapida ed affascinante carrellata piena di scoperte e di originali spunti di riflessione.
Combattuta tra il sacro ed il profano, la città di Torino non cessa di esercitare il suo fascino misterioso e magnetico su tutte le persone che in un modo o nell’altro hanno a che fare con lei. Questo libro ne riassume in maniera agile ed accessibile i principali elementi, coniugando la profondità dei temi trattati con una vivace esposizione dei fatti, aggiungendo inoltre molte utili considerazioni generali per orientarsi nel mondo del simbolo e per trarre da questo i più corretti messaggi interpretativi. Non ci si ferma infatti alla descrizione dei monumenti e degli eventi storici, ma si cerca di trarne i messaggi più reconditi, e di ricavare da questi il significato più autentico; non solo Torino in questa guida quindi, ma anche un cammino pieno di incontri e di digressioni alla scoperta del simbolismo e del senso del sacro che emerge da numerosi elementi della vita quotidiana spesso trascurati ma tuttavia sempre presenti e disposti a comunicare il loro mistero.
Dipinti, costruiti, o fermati nella roccia ci sono elementi che comunicano significati talvolta persi nel tempo o talvolta solo inaccessibili per chi non abbia la giusta chiave per giungere a sciogliere il loro arcano.
Tra chiese, castelli, palazzi e sculture, troviamo infatti numerosi messaggi che, inosservati per l’occhio della persona distratta, possono assumere, per chi sappia sollevare il velo delle apparenze, significati profondi ed insospettabili; opera interpretativa nella quale gli autori riescono in questo libro a fornire un validissimo esempio.
Renzo Giorgetti
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